Pausa nazionali e infortuni? Le Federazioni se ne fregano

L’ennesimo stillicidio di infortuni gravi e gravissimi. Ma nessuno sembra interessarsi ad una situazione peggiorata dopo il Mondiale in Qatar e figlia di calendari sempre più folli.

Alcuni giorni fa uno studioso di calcio che gode di una certa considerazione in Italia, su Twitch si chiedeva come mai l’estate prossima Copa America e Europeo si giocheranno in contemporanea.

Passi per le finali (che in effetti potrebbe essere pianificata su due giorni diversi), ma il solo chiedersi la contemporaneità di questi due eventi e dirlo apertamente senza rifletterci sopra denota la sciatteria con la quale certi argomenti vengono affrontati.

Accade proprio nei giorni in cui la rottura del legamento crociato del giovane talento del Barcellona Gavi si è aggiunta ad una lunga serie di infortuni capitati durante questo turno di partite internazionali.

Li abbiamo opportunamente elencati e documentati su OneFootball.


Non mancano le prese di posizioni. Tutte ampiamente ignorate da chi di do

  • Virgil Van Dijk, capitano del Liverpool e perno della nazionale olandese

    I giocatori vengono pagati bene, ma questo non dovrebbe mai andare a scapito della nostra salute. Noi giocatori dovremmo iniziare a dire qualcosa in merito e contribuire a trovare una soluzione.

  • Aurelio De Laurentiis – che, diciamolo, spesso è carnevalesco, ma sempre originale e mai banale – pochi giorni dopo l’infortunio di Osimhen con la Nigeria:

    I club dovrebbe decidere se accettare la convocazione, poter dire no se è un’amichevole, per esempio. Se io ho pagato un giocatore 50 milioni e mi torna infortunato, dovrebbero risarcire il club del costo, per tutto il periodo in cui starà fuori.

Un tema, quello della libertà dei club di cui avevo parlato in una recente newsletter facendo un parallelo con il Basket e i numerosi forfait dagli ultimi mondiali.

  • E del tutto inascoltato è stato anche l’appello del dottor Enrico Castellacci, ex medico della Nazionale italiana di calcio, campione del mondo 2006.

Più partite comportano un sovraccarico. La denuncia è già stata fatta alla FIGC, ma contiamo poco: l’aspetto scientifico va in secondo ordine rispetto a quello economico. È un problema serio. La preparazione estiva viene interrotta dalle tournée, ma è importante. Più rari quelli gravissimi, di terzo grado, ma di primo e secondo grado se ne sono verificati diversi. Anche i campi contano perché i sintetici una volta erano deleteri, poi sono arrivati campi artificiali più raffinati e quelli misti che danno meno problemi. Quelli in erba però sono il top.


Tecnicamente parlando è previsto in ambito FIFA un risarcimento in caso di infortunio durante la sosta fino ad un’indennità massimale di 7,5 milioni di euro, calcolata sulla base dello stipendio fisso preso dal giocatore.

Lo scenario è desolante: la BBC ha documentato i nuovi record toccati dai giocatori di Premier League. Sono stati 196 nei primi tre mesi di gare, un incremento del 15%.

Il calcio spagnolo invece ha un incredibile record in quanto a rotture dei legamenti crociati: ben 18 fino a questo momento tra Liga e Segunda. I più famosi sono stati in estate David Silva (Real Sociedad), Joel Roca (Girona), Courtois e Militão (Real Madrid) in estate, e poi dall’inizio della stagione Arambarri (Getafe), Sedlar (Alavés), Yeremy Pino (Villarreal), fino a quello di Gavi (Barça) durante l’ultimo international break.

Uno studio del broker assicurativo globale Howden nello studio Howden Men’s European Football Injury Index’’ ha poi rivelato come i mondiali in Qatar siano stati tra le cause di numerosissimi incidenti ai calciatori.

All’inizio di quest’anno, il sindacato internazionale dei calciatori (FIFPRO) aveva spiegato in uno studio che quasi la metà dei giocatori che hanno partecipato alla Coppa del Mondo ha sperimentato una fatica mentale estrema o aumentata durante una stagione senza precedenti di congestionamento delle partite. Circa il 44% dei giocatori ha sperimentato una maggiore fatica fisica e il 23% una maggiore fatica mentale a gennaio rispetto ad altre stagioni, mentre il 53% si sentiva più incline a subire infortuni.

Nonostante tutto ciò nessuno si preoccupa dei calendari, fioccano le manifestazioni, nessuno riduce la portata dei campionati nazionali (da 20 a 18 o – opinione mia – a 16 squadre), la Champions League addirittura aumenta.

C’è una sola speranza all’orizzonte: che i diritti acquisiti dalle Federazioni sulle prestazioni dei calciatori in futuro vengano disconosciuti in nome di un maggior potere dei club, che questi giocatori li pagano e che al netto dei regolamenti sui rimborsi in caso di infortunio in nazionale, sostengono i danni maggiori per i loro stop.

E questa speranza passa giocoforza dal pronunciamento atteso per il 21 dicembre prossimo, in cui la Corte di Giustizia europea si pronuncerà sul cosiddetto “Caso Superlega”.

A quel punto lo sport europeo (ma in definitiva, mondiale) vivrà un momento cruciale che aprirà gli scenari futuri in grado di ridisegnare i rapporti di forza tra club (calciatori) e federazioni.

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