Calcio tedesco vendesi (ai fondi)

Dopo la Liga, e dopo il fallimento di un progetto simile in Serie A, la DFL tedesca sta portando avanti il suo sforzo di vendere parte dei diritti tv a investitori privati per circa 1,1 miliardi di dollari.

L’organo di governo del calcio professionistico tedesco – come riporta Reuters – ha informato i 36 club delle prime due divisioni che i potenziali partner strategici presi in considerazione per la cessione di una quota dei diritti tv dei campionati di Bundesliga e 2.Bundesliga sono Advent International, Blackstone, Bridgepoint, CVC Capital Partners ed EQT.

Si prevede che almeno quattro di questi soggetti presenteranno offerte preliminari entro l’inizio di dicembre.

L’11 dicembre è prevista un’assemblea generale, durante la quale i club dovrebbero votare se organizzare un’asta per i diritti. Per proseguire è necessaria la maggioranza dei due terzi.

L’ultimo piano è progettato per aiutare ad attirare investitori esterni e denaro tanto necessario, in particolare perché la DFL tenta di tenere il passo con la crescente concorrenza di potenze europee come la Premier League e la Liga.

A tal fine, la lettera della DFL ai club discute di “garantire la posizione competitiva sportiva ed economica delle leghe federali”.

Questo è il terzo tentativo di vendere parte dei diritti mediatici della DFL a private equity e molte delle aziende prese in considerazione, tra cui CVC, Blackstone e Advent, avevano precedentemente mostrato interesse a investire.

Un precedente tentativo di maggio non è riuscito a ottenere un sostegno sufficiente, ma si tratta del terzo tentativo, dopo che la DFL ha interrotto un’iniziativa simile nel 2021.

Per questo, stando ai rumors, l’ultimo tentativo dovrebbe essere strutturato come un’asta inversa in cui alle società di private equity verrebbe chiesto quale quota azionaria cercherebbero in cambio dell’investimento fino a 1,1 miliardi di dollari – con la probabile condizione che la quota rimanga inferiore al 10%.

Il messaggio è chiaro: oggi conta il cash, ma perchè?

Lo scenario

Come ho scritto in Fubolitix di sabato 25 novembre:

Il prossimo ciclo di diritti nazionali della Bundesliga prenderà il via dalla stagione 2025/26. La parte del leone dei diritti spetta attualmente a Sky e DAZN fino alla fine della stagione 2024/25, in un accordo quadriennale del valore medio di circa 1,1 miliardi di euro a stagione, pari a 4,4 miliardi di euro in totale.

Si tratta di una cifra leggermente inferiore ai 4,64 miliardi di euro guadagnati in precedenza dalla massima serie tedesca da Sky, Eurosport e ARD.

La Bundesliga aveva incassato nel ciclo 2017-2021 un aumento dell’85%.

Anche qui l’intervento di DAZN diede vitalità a un mercato che tutti sapevano fosse ampiamente sottovalutato rispetto alla dimensione economica dei consumi nel Paese interessato. E successivamente la presenza della piattaforma streaming è servita a mantenere le posizioni.

L’ultimo accordo prevede che Sky trasmetta 200 partite del sabato a stagione, mentre DAZN trasmette 106 partite il venerdì e la domenica. L’emittente in chiaro (FTA) ProSiebenSat.1 ha anche un pacchetto di diritti live di nove partite in diretta a stagione.

La miglior ipotesi per il prossimo ciclo è quello di una conferma dei valori.

La mossa quindi è perfettamente in tempo per poter presentare la Lega in una posizione di maggior forza alle trattative, anche perchè, sempre riprendendo il numero 38 di Fubolitix:

Ovunque assistiamo ad una fase statica del mercato dei diritti tv. I valori sono di fatto invariati dalla fine dello scorso decennio, quando fu la comparsa delle piattaforme streaming (DAZN in primis) a dare un impulso concorrenziale.

Tuttavia, laddove (come successo in Italia con Sky) i broadcaster storici (tipo Canal+ in Francia) scoprono che si può vivere senza calcio (al netto di sacrifici iniziali e tagli necessari), l’impressione è che poi nessuno rimpianga il mancato investimento.

E questo è ciò che le leghe temono di più: un futuro di trattative al ribasso, già peraltro inaugurato in Italia e Francia, senza argomenti veri da mettere sul tavolo per tornare a crescere come successo nei decenni scorsi.

Gli interessi in gioco

Chiaramente la scelta di vendere una quota significa per i club rinunciare nel lungo periodo ad una parte dei loro ricavi in cambio di cash immediati da investire in infrastrutture e programmi di sviluppo.

Il dibattito è aperto da mesi, soprattutto in un paese in cui le tifoserie sono molto attive, socialmente impegnate e storicamente schierate a difesa del 50+1 ovvero la regola (non sempre rispettata alla lettera) che vuole i club sempre in maggioranza di proprietà delle cooperative dei tifosi.

Qui un articolo di Deutsche Welle che fa capire il livello del dibattito a fine estate.

In particolare voglio evidenziare il passaggio che riguarda il presidente del Darmstadt Rüdiger Fritsch, rappresentante della seconda divisione nel gruppo di lavoro “Scenari futuri” della DFL, che ha dichiarato alla rivista Kicker che i club più piccoli come il suo sono quelli che trarrebbero maggiore vantaggio da un investitore nella lega.

Questo, va detto, perché spesso si pensa che siano i grandi a guidare queste manovre, quando invece la finanziarizzazione è un qualcosa che aiuta maggiormente i club piccoli e medi.

Più piccolo è il club, più importanti sono gli introiti televisivi della DFL per il budget annuale. Investire in infrastrutture future, come Internet 5G negli stadi o pannelli pubblicitari virtuali che possono mostrare diversi annunci pubblicitari su diversi mercati televisivi esteri, non è possibile per i club di seconda divisione senza capitale aggiuntivo. Anche alcuni club di prima divisione avrebbero difficoltà.

Fritsch ritiene inoltre che un partner per la lega potrebbe addirittura fungere da protezione aggiuntiva per il 50+1 a livello di club, impedendo così una “corsa all’oro” per attirare l’investitore più ricco, e respinge i timori che una distribuzione ingiusta delle entrate extra non farebbe altro che esacerbare una competizione già impari, o portare a sviluppi ostili ai tifosi.

In fondo, ha aggiunto, stiamo parlando solo di investimenti di minoranza e le decisioni chiave come gli orari di inizio rimarranno nelle mani della DFL.

Un altro aspetto non menzionato, poi, è la distribuzione dei fondi: mentre i diritti tv sono giustamente sorretti da concetti meritocratici di campo, gli investimenti verrebbero divisi in parti uguali (in base al diritto di voto in cui i club sono ciascuno 1/36 della Lega).

In Germania come detto il movimento ultras è molto legato alle proprietà (cooperative) dei club e particolarmente influente oltre che socialmente attivo.

Facile immaginare nuove proteste molto presto.

I potenziali investitori sono stati sondati e sono in corso colloqui individuali con i rappresentanti di tutti i 36 club.

Tutt’altro che scontata la maggioranza dei due terzi necessaria a trovare un accordo, ma la DFL spera di fare passi decisivi nei prossimi giorni per poi raggiungere proprio l’obiettivo in un’assemblea generale straordinaria entro fine stagione.

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